Monday, 30 June 2008

In viaggio con Tiziano Terzani.


Era un po’ che sentivo parlare di Tiziano Terzani, ma mi ero fatto l’idea che fosse un autore borghese e intimista e non particolarmente militante. Sapevo
che aveva scritto “Un ultimo giro di giostra”, sul tema del tumore e della medicina alternativa, ma appunto non mi sembravano temi politicamente destabilizzanti. Poi a Milano, mentre l’amico e fratello Bruno Montanari si spegneva lentamente per tumore, ad una bancarella comprai “Lettere contro la guerra” e gliele regalai, perché tenesse viva la sua passione per il mondo e la politica...



Poi Bruno ci lasciò, e chi ha visto un amico spegnersi sa che uno vorrebbe
morire al suo posto ma purtroppo non si può, perché Dio non esiste o se esiste non accetta scambi di ostaggi.

Così cominciai a meditare dolorosamente sulla malattia e la morte. Poi toccò anche a me un lungo e penoso cammino nella malattia, con un pellegrinaggio da specialisti, santoni e guaritori locali, e il rapporto con la morte divenne qualcosa di molto più personale, un “cuccù questa volta tocca a me, chi l’avrebbe mai detto”. E così cominciai a leggere “Un ultimo giro di giostra”, e Tiziano Terzani divenne ben presto un caro amico, la cui lettura diventava un atteso momento della giornata, e nelle cui originalissime riflessioni mi trovavo in pieno.
Si, va bene, non era un rivoluzionario che credeva in una particolare prospettiva politica, ma le cose che raccontava erano talmente interessanti e curiose che chi se ne frega. Le storie che racconta non hanno la pretesa della completezza, del trattato, ma è proprio per questo che è divertente, le cose vengono raccontate nel momento e contesto in cui vengono scoperte. E la descrizione di una serie di personaggi incontrati nei suoi viaggi da un santone indiano all’altro rende molto umano e pittoresco il racconto.
Da cui emerge un ritratto dell’India come isola di resistenza umana al materialismo occidentale, ma di resistenza che sta cedendo anche se meno alla svelta che in altri paesi asiatici. Così l’appetito vien mangiando e mi misi a leggere ”Lettere contro la guerra”. Deludentissimo all’inizio, nella lettera a Oriana Fallaci, molto retorica... e poi Oriana Fallaci uno può solo compatirla, perché una che reagisce così cattivamente alla vecchiaia e alla malattia fa solo compassione.
Però dopo quando parla dell’Afghanistan diventa appassionante, anzi incazzante, perché uno si rende conto di quanto sia stata manipolata l’informazione che i media ci hanno di fatto imbandito. Di quanti crimini orrendi siano stati artefici e complici le forze di occupazione nordamericane e i loro alleati, senza che ne venga data la minima notizia nei circuiti legati ai regimi occidentali. Al punto che mi venne come idea di finanziare un qualche regista afgano perché realizzi un documentario
sulla realtà reale -non quella catodica - della guerra e dopoguerra afgana. Magari se esiste già questo documentario, fatemelo sapere.

A questo punto continuai con “Un indovino mi disse”... Il tema di per sé di scarso interesse, degli indovini, diventa un diario di viaggio e una storia recente di alcuni paesi asiatici, principalmente Laos e Malesia, dominato da un tema: il dolore e l’impotenza
di fronte alla rapidissima scomparsa delle culture asiatiche di fronte al consumismo e all’occidentalizzazione. Con un ritratto a forti tinte del rampantissimo
capitalismo cinese, che travolge le culture dei popoli circostanti; l’impatto del capitalismo cinese, presente coi suoi immensi capitali e con una generazione di emigranti cinesi la cui unica religione è il successo economico, è devastante, e travolge la bonomia e giocosità dei popoli circostanti. Una specie di guerra non dichiarata fra chi vuole asfaltare il mondo e chi vuole semplicemente goderselo. Terzani parla con assoluto disprezzo di Singapore, descritta come un mondo piatto e conformista, dove tutta la diversità del passato è stata appiattita in un unico stereotipo di uomo moderno. Toccanti e struggenti i racconti della Cambogia
devastata dalla dittatura di Pol Pot, dolorosi i ricordi di un passato ancora recente in Indonesia dove mezzo milione di “comunisti” furono liquidati in 4 giorni... tutti fatti raccontati da testimoni di quegli avvenimenti. Di sconcertante verismo il racconto del viaggio in treno attraverso la Mongolia verso la Russia, in compagnia di mercanti russi e mongoli... bella più di tutte l’intervista con Khun Sa, guerrigliero indipendentista birmano e trafficante di droga. Bellissime le meditazioni sul buddismo. Una carrellata infinita di personaggi, situazioni, paesaggi
e pensieri che fanno di questo libro una straordinaria avventura, e quando si arriva alla fine ci si sente come quando finisce un vacanza. Se vi piacciono Salgari,
Corto Maltese e Che Guevara non potete perdervi questo libro. (A proposito,
non c’entra niente ma ho scoperto che Che Guevara da piccolo era un lettore accanito di Salgari. Probabilmente si è identificato molto in Sandokan). Riuscii anche a scovare un documentario, un’intervista fatta a Terzani poco prima che morisse, e mi commosse questa sua frase: ”credo che c’è una vita unica... per cui quando la vita di questo mio corpo finisce, maah, continua la vita!”
Sullo stessa lunghezza d’onda questa sua frase da “Un indovino mi disse”: ”...e se poi mi capitasse di avere una tomba, mi piacerebbe che fosse una pietra con un incavo perché ci vengano a bere gli uccellini e con su scritto il nome, le due date d’obbligo e la parola”viaggiatore”. Adesso vorrei quasi andare a Orsigna dove è sepolto, per vedere se la pietra con incavo c’è, e se non c’è ce la metto io. E mentre faccio il viaggio vado anche a Donnas a salutare l’amico, compagno e fratello Montanari.

Saturday, 28 June 2008

Veni Petroleum


La processione si avviò lungo la strada che una volta era stata asfaltata, poi la gente del paese si era rubata tutto l'asfalto per distillarlo e spremere un pò di petrolio e pece.

In prima fila c'erano le Sorelle Di Ghawar, le vergini vestali vestite di una tonaca color Light Crude e un copricapo arabo;.

Poi seguiva la Confraternita di Cantarell, fratazzi di due metri coperti con un mantello color Heavy Sour e un sombrero.

Chiudeva la sfilata La Congregazione del Brent, chierici occhialuti in gonnellino scozzese e cornamusa.

La lenta fiumana si avviava verso la cima della collina, dove si preparavano le cerimonie attorno alla Piramide del Progresso - una struttura di 50 metri di altezza realizzata interamente con copertoni di camion . Era un tosco pomeriggio di aprile, il cielo squarciato da lampi per un temporale fuori stagione, mentre un vento a raffiche, presagio di uragani incombenti, tormentava le tuniche e strappava i fiori dai capelli delle Vestali.
Si disposero, a migliaia, nella grande piazza, e attesero l'arrivo del Sommo Sacerdote. E cantarono:

il coro delle Vergini:
- Sancta Ghawaria, cuius annunciatio nostra fuit salvatio, cuius trivellatio nostra fuit glorificatio; Stella matutina, Regina in caelum assùmpta, Petroleum tecum, Amen.

il coro dei fratoni:
- Cantarellus Nostrus, veniat Petroleum tuum, sicut in caelo et in terra, Petroleum nostrum quotidianum dona nobis hodie.

e i chierici:
- Cor Brenti, sàlus in te speràntium, spes in te morièntium, exàudi nos, miserère nobis.

Le cantilene erano incessanti, ripetitive, ossessive, e crearono presto un clima di trance nella folla.

Ma ecco il Sommo Sacerdote! Un omaccione con una barba nera e foltissima, gli occhi luccicanti alla Rasputin. Si inerpica solenne sui gradini della cattedrale, arrivato in cima alza le mani al cielo, e due trombe vichinghe fanno vibrare l'aria con un suono cavernoso che accappona la pelle a tutti. (1)
- Peeeee....trooooo....leeeeee.....uuuuuuuuummmmm
Tutti si gettarono in ginocchio, baciando la terra e ripetendo a bassa voce "peeee....trooooo... leeeee...uuuuum...".
- Domine tibi pedimos gratiam summam, ut magna pozza repleniscat atque petroleum nunquam finiscat. - cantava il Sacerdote
- Veni Sancti Petroleum - rispondeva il coro

Quattro chierichetti nerboruti portarono a spalle un barile di petrolio in cima alla piramide.
Il sommo sacerdote rovesciò alcuni galloni dentro una conduttura che allagò una specie di abbeveratoio alla base della piramide, e gli astanti si precipitarono a bagnarsi la fronte col liquido nerastro, mormorando "Petroleum, vitam meam illùmina, custodi, rege et guberna."

Ma finalmente arrivò il momento culmine della cerimonia, che tutti aspettavano. I chierichetti trascinarono uno schiavo Irakeno in cima alla Piramide. Il poveretto aveva una espressione imbambolata perchè l'avevano imbottito di oppio. Il Grande Sacerdote lo fece sdraiare su un altare da sacrificio incaico, impugnò un kriss (1) sollevandolo sul petto del malcapitato, tuonò un'ultima formula:
"Domine, sursum pectorem esclavi tui tibi mandamus ut petrolei precem tibi ferat"
e con un vigoroso fendente lacerò il petto del tapino e ne estrasse il cuore, che mostrò alla folla in delirio. Il corpo del meschino rotolò senza vita sui gradini della piramide, fino ad accasciarsi alla sua base in una pozza di petrolio.
Il Sacerdote immerse tre volte il cuore nel barile di petrolio, lo depositò sull'altare, rovescio' il petrolio tutto attorno, vi diede fuoco e scappo' giù per le scale...le fiamme si levarono alte lambendo il cielo plumbeo. La folla aveva la spuma alle labbra per l'eccitazione, e ripeteva convulsamente
"Agnus Dei sacrificalis, qui tollis peccata mundi, dona nobis petroleum".

Il rito era compiuto, ora il Dio del Progresso aveva ricevuto il messaggio di una umanità disperata, la richiesta di riempire di nuovo i giacimenti di petrolio....
Il Sacerdote mormorò "Ite, Petroleum Est."



(1) pugnale malese dalla lama a serpente, come sanno i lettori di Salgari

I had a dream

Bangui, 19 maggio 1991
I had a dream last night...
Ho fatto un sogno stanotte, mentre viaggiavo in aereo alla volta del Tchad. Sognavo di trovarmi in una piazza di una capitale africana. C'era una folla pazzesca di donne, uomini, giovani e vecchi, tutti in preda ad una grande eccitazione; un'altoparlante un po' gracchiante diffondeva nell'aria in successione l'Internazionale, "What a wonderful world" di Louis Armstrong e "Viva la pappa col pomodoro" nell'interpretazione di Rita Pavone.

Molti dei presenti, soprattutto le persone di mezza età, sfoggiavano al collo un fazzoletto rosso. Qualche vecchietto si pavoneggiava in un tee-shirt col faccione del Che e fumava con ostentazione un sigaro Habana, accennando qualche passo di danza.

"E' l'assemblea annuale degli agricoltori", mi informa gentilmente una signora che emana un delicato profumo di Chanel n. 5; "Venga a visitarmi nella cooperativa agricola dove lavoro", aggiunge strizzandomi maliziosamente l'occhio, e mi porge il suo biglietto da visita. Leggo attonito: "Mariam Abamidé, dottore in veterinaria, Cooperativa Agricola Augusto Cesar Sandino". Per un attimo mi gira la testa, sarà il profumo di Chanel.

La musica cessa improvvisamente lasciando a metà un "popopopopopopomodoro", e una giovane donna sale sul palco sculettando provocatoriamente fra l'entusiasmo della folla. Dalla sinistra parte un coro "Bona, bona, bona" che scema gentilmente sotto le minacce delle legittime mogli. Nell'aria calda, carica dei profumi dell'estate, si avverte che la tensione è ormai giunta al massimo.

"Compagni..." e un boato esplode fra la folla, seguito da uno scroscio interminabile di applausi. "E' Sophie Rakatamusa, presidente dell'Associazione Agricoltori: fa il meccanico in una cooperativa di produzione ortofrutticola", mi fa Mariam all'orecchio, mentre io boccheggio in una coltre di vapori di Chanel.
"Compagni", continua intanto Sophie, "la situazione del paese è grave".
La folla mormora "grave, si si, grave".
"In 50 anni di rivoluzione, troppi privilegi sono stati accordati a noi lavoratori delle campagne, troppi investimenti nelle campagne sotto forma di scuole, ospedali, acquedotti, mentre nelle città manca l'essenziale; i funzionari, i ministri, i tecnici, soprattutto quelli della cooperazione internazionale, ricevono salari di mera sussistenza e spesso per vivere dipendono dai doni che noi agricoltori facciamo loro. Io stessa regalo a Natale una cassa di sapone al ministro dei trasporti, che altrimenti non potrebbe permettersela".
I miei vicini commentano "è vero, è un'ingiustizia, noi agricoltori stiamo troppo bene, non si può più andare avanti così, bisogna fare qualcosa."
Una stangona scollatissima si inerpica agilmente sul palco; da sinistra riparte il coro: "Nuda, nuda, nuda", prontamente troncato a borsettate sulla testa dalle mogli.
"Compagni" - scroscio di applausi - "compagni, basta con questi privilegi di classe, aboliamo le differenze sociali, siamo tutti uguali". Un muggito d'entusiasmo e d'approvazione esplode nella piazza, spunta una foresta di pugni chiusi, i vecchietti col basco del Che non stanno più nella pelle dalla contentezza, anche se non hanno ben capito che cosa sta succedendo; ce n'è uno che per l'eccitazione ha ingoiato il suo Habana ed ora i vicini gli danno madornali pacche sulla schiena per farglielo cacciar fuori, riuscendo a cavargli solo la dentiera.

Si avvertono delle sgommate paurose ed uno stridio di freni: un plotone di polizia in bicicletta è stato fatto accorrere dal ministro degli interni, e ben presto organizza per i manifestanti una catena di distribuzione di acqua fresca, dato il calore soffocante della giornata. Un gruppo di provocatori munito di fisarmonica e violino attacca una mazurca indiavolata, seminando lo scompiglio e le danze fra gli astanti.

La confusione e lo schiamazzo regnano sovrani, ma improvvisamente un varco si apre fra la folla e tutti tacciono; qualcuno mormora "il presidente, il presidente della repubblica!". Uno spilungone sui quarant'anni, capelli e barba lunghi, gli occhialini rotondi alla Gramsci, intabarrato in una tuta da metalmeccanico piena di toppe e troppo grande per lui, sale le scale del palco inciampandosi nei sandali slacciati. La gente è emozionatissima e si molla potenti gomitate: "il presidente, il presidente", ma data l'assenza di giornalisti tutto rimane calmo e presto sulla piazza regna un silenzio religioso.

Lo spilungone prende impacciato il microfono "Scusate, scusate compagni... riflettiamo... vorrei ricordarvi i terribili orrori di Prima della Rivoluzione, quando ministri e cooperanti circolavano in splendide auto climatizzate, mentre il popolo nelle nostre campagne africane non aveva neppure di che sfamare i propri figli". Parlando prende coraggio, ma si avverte una profonda emozione nella sua voce. Tace qualche secondo. Qualcuno mormora: "piange".
"Compagni... compagni, i più anziani di voi ricordano il modello di sviluppo perverso impostoci dalla Banca Mondiale e dagli agenti della CIA. Quel modello, compagni, accordava ogni cosa alle città, veri centri di controllo politico ed economico, e nulla alle campagne. Ora i fantasmi del passato sono svaniti, non rievochiamoli più: i grattacieli dei centri finanziari ed amministrativi, simbolo dell'oppressione e dello sfruttamento capitalista e mafioso, la Rivoluzione li ha trasformati in silos per le derrate alimentari; i grandi svincoli autostradali, che non servono più a niente perchè tutti oggi circolano in bici ed in treno, servono ai nostri figli per giocare con lo skateboard".
Una nota di intensa soddisfazione è nella sua voce.
"Compagni, ricordate ciò che i nostri padri giurarono in questa stessa piazza cinquant'anni fa: mai più gli orrori del passato, la città al servizio della campagna, gli intellettuali al servizio del popolo!". La folla rimane attonita e commossa, senza saper bene cosa fare. Qualcuno piange e tira fuori la foto del papà o del nonno morto nella guerra partigiana.

Un rombo di motori rompe l'imbarazzo generale: arriva una colonna di 15 camions carichi all'inverosimile di gente. Sul lato dei camions una scritta: "Cooperativa Zootecnica Sankara".
Si tratta, mi spiega Mariam, di camions per il trasporto dei suini, messi a disposizione da una cooperativa per andare a prendere i lavoratori delle banche e dell'amministrazione pubblica, dato che l'avvenimento è di importanza straordinaria e tutto il popolo ha diritto di assistervi. I colletti bianchi sbarcano goffi e sudati dai camions, e si raggruppano in un angolo della piazza: attorno a loro si forma un cordone di nasi tappati, con discrezione per non offendere. Uno di loro, con una camicia piena di toppe ma miracolosamente bianca, guadagna decisamente il palco alla destra del presidente.
"Compagni, sono il presidente della Banca Nazionale e parlo in nome del collettivo bancari. Smettiamola con queste sciocchezze, tornate alle vostre case, noi bancari chiediamo solamente di servire il paese col nostro lavoro, la nostra gioia e ricompensa più grande è la fiducia e la stima che il popolo ha per noi, non vogliamo aumenti salariali nè ne siamo degni, il potere ed il denaro corrompono..."

Ma ecco che il mio sogno è interrotto dal vociare isterico di alcune madame francesi piene di sussiego che siedono vicino a me. Mi guardo in giro, in questo aereo di privilegiati, di uomini d'affari bianchi e neri che mai nella loro vita hanno avuto un dubbio, di grasse dame ingioiellate...

Il sogno è spezzato, e cade furtivamente una lacrima...

I had a dream last night, what a lovely dream it was...

Pierre Vernetto

Wednesday, 25 June 2008

La Regina Boudica

L'astronave della Regina Boudica atterro' rimbalzando sull'erba del prato;
la regina non vedeva il pianeta Terra da millemila anni e le aveva preso una botta di nostalgia.
Ricordava un pianeta tutto verde e blu, brulicante di fantastiliardi di ingeniosissime creature colorate e tutte diverse fra di loro. Da bambina la Regina aveva passato giornate sulla Terra a contemplate tutta quella bellezza, a comporre poesie e disegnare animali e piante. Quelli sulla Terra erano stati forse i giorni più belli della sua vita. Anche nel lusso del suo palazzo sul pianeta Papalla, fra gli ori e i cerimoniali di corte, la Regina continuava a pensare all'incanto del paradiso Terrestre.
Due Papallesi stesero un tappeto rosso sulla rampa di discesa, la Regina scese tre passi ondeggiando alla Vanda Osiris, e poi si fermò di botto il naso all'aria:
"Sniff! E che è sta puzza? Poffarre, si direbbero idrocarburi incombusti..."
Un militante di Greepeace che passava in bicicletta la mise al corrente di tutto, dei combustibili fossili, del global warming e via discorrendo.
"Chi è che comanda qua? Lo voglio qui, a rapporto, immediatamente!"
Il presidente Clinushama, avvisato del fatto, la bombardò con tutta la potenza nucleare del suo Impero, ma la Regina Boudica non era scema, aveva innalzato lo scudo zagarolico e lo fregò.
Tremando come un paperotto bagnato, il Presidente si presentò davanti a Boudica.
"Il global warming e' tutta colpa dei terroristi islamici!", strillò.
"Cazzate!"
"E' colpa dei comunisti e dei giudici corrotti!"
"Stronzate!"
"E' colpa dei cinesi e degli zingari!"
"Minchiate!"
Boudica allungò un tentacolo, afferrò Clinushama, lo sollevò divincolante per aria, e lo depositò sul sellino di una bicicletta stazionaria collegata a un generatore.
"Terrestre, con l'energia che produci, pomperemo la CO2 sotto terra, va bene? Adesso tu pedali lì finchè te lo dico io, e darai l'esempio al tuo popolo".
Le emittenti TV dell'Impero presero a trasmettere notte e giorno l'immagine del Presidente che pedalava, sudato e con la cravatta penzoloni.
"Sudditi, fate come me, dulce et decorum est salvare il pianeta", diceva a denti stretti ai giornalisti.
I sudditi dell'Impero fecero a gara per imitare la TV e il loro Presidente; nacquero dei tornei internazionali di pedalata ecologica, poi le olimpiadi antiCO2.... nessuno consumava più cazzate inutili, ormai la pedalata occupava le energie e il tempo libero di tutto un popolo. La gente si trovava la domenica in piazza, chi faceva la calza, chi la Settimana Enigmistica, chiaccherava cantava e pedalava. Pian piano il piano sortì il suoi effetto, e la CO2 in eccesso venne pompata via e la puzza di Idrocarburi svanì.
In alcuni villaggi africani venne montato uno schermo TV, con un volontario dei Peace Corps a pedalare per azionarlo; i ragazzini guardavano il Presidente pedalare e si rotolavano dalle risate. La Regina Boudica decise di restare sulla Terra, non si fidava troppo del Presidente.
E vissero tutti felici e contenti.

Tuesday, 17 June 2008

Plan B: Green Imperialism

Sono arrivato solo a pagina 15 del libro di Lestofanter Brown, ma si delinea abbastanza chiaramente l'agenda eco-imperialista che intende servire. Le sue tesi: il mondo va in rovina per colpa dei cinesi che producono troppo (gia', loro producono e noi consumiano...), dell'Afghanistan che produce droga (ne produceva 100 tonnellate con Talebani, adesso con i marines americani ne produce 2600)... delle gangs di haitiani (? gli haitiani che muoiono di fame sarebbero una minaccia per il pianeta?? ?)...

Andiamo in ordine:

Prefazione:

"By 2030, when its income per person is projected to match that in the United States today, China will be consuming twice as much paper as the world currently produces...." e daile que l'e' un preive, dagli che e' un prete, diceva mio nonno romagnolo... dagli con la Cina... vogliamo parlare dell'income degli USA OGGI, e non della Cina del 2030...il cane abbaia alla luna mentre il ladro svuota il pollaio.

"3 billion people in developing countries who are also dreaming the American dream." Ma il fatto che NOI viviamo l'American Dream e ognuno di noi consuma come 50 indiani non sembra disturbarlo...

"Can we gather the political will to halt deforestation in the Amazon before its growing vulnerability to fire takes it to the point of no return?" ma non fa nomi e cognomi delle corporazioni internazionali che stanno dietro lo sfruttamento e distruzione delle foreste..

Capitolo 1:
"But today it is failing states that provide the greatest threat to global order and stability."
e cita Afghanistan,Haiti,Somalia, Iraq...senza dire che questi stati erano stabilissimi prima che ci arrivassero i marines americani.

"How many failing states will it take before civilization itself fails?" non ho capito di quale civilizzazione sta parlando... faccio fatica a chiamare civile una societa' che fabbrica armi di distruzione di massa e le usa costantemente su popolazioni indifese. Per me la civilization e' gia' fallita da mo'...

"the state of Texas is coordinating a vast expansion of wind farms" ho capito la regola: gli USA li si cita solo per parlarne bene. Quando c'e' da fare esempi negativi si parla solo della Cina.

Intanto non cita l'esorbitante aumento dei consumi di petrolio da parte dei paesi arabi... sempre solo colpa della Cina.

"In a number of countries on the list—including Sudan, Somalia, and Haiti—deforestation, grassland deterioration, and soil erosion are widespread." vogliamo parlare dell'erosione del suolo in USA, che sta procedendo a ritmi paurosi?

"At some point, spreading political instability could disrupt global economic progress"... ma come, il progresso economico non è la causa stessa del global warming? e allora di che ti lamenti se decresciamo un po'...

"Plan B means undertaking several actions
simultaneously, including eradicating poverty, stabilizing population,
and restoring the earth’s natural systems. It also involves
cutting carbon dioxide emissions 80 percent by 2020, largely
through a mobilization to raise energy efficiency and harness
renewable sources of energy." Non so se si rende conto che tagliare dell'80% significa che in 12 anni l'americano medio dovrebbe vivere come vive oggi un cinese. Vaglielo a dire tu agli americani.

"On
the energy front, for example, an advanced-design wind turbine
can produce as much energy as an oil well." deve fumare qualcosa di molto buono...avete l'indirizzo del suo spacciatore?

"The United States...has reduced soil erosion by
40 percent.At the same time, the nation’s farmers expanded the
grain harvest by more than one fifth."
è pazzo, adesso ne ho la certezza. Vai in Iowa e dimmi che ne e' di tutti i campi di grano, sotto un metro d'acqua.... e la produttività è stata aumentata solo con un uso sproporzionato di fertilizzanti artificiali - ottenuti con gas naturale e petrolio - e alle spese di una erosione del top soil pazzesca.

Sunday, 15 June 2008

Thursday, 12 June 2008

L'auto nemica del genere umano

(QUESTO E' UN ARTICOLO IN STATO DI DRAFT, quindi molto accidentato)

L'Auto nemica dell'Umanità

Le automobili sono Caron demonio dagli occhi di bragia, e del cul fanno trombetta.

Le odiavo sin da piccolo, quando si giocava in via Chambery, allora pascolo per mucche.
Ogni tanto arrivava uno di questi mostri rombanti, proveniente dall'ultraspazio,
a distruggere la quiete di un paradiso terrestre;
aveva smarrito le sue consuete rotte migratorie, perche' la via allora era a fondo cieco.
Noi non capivamo cosa fossero quei mostri, ma sapevamo che erano pericolosi. Abbandonavamo il nostro territorio, la valle-strada,
e fuggivamo al riparo sulle montagne-marciapiedi. Diversamente dai Salassi, non precipitavàmo macigni sugli invasori;
in uno scontro col nemico ci sentivamo troppo vulnerabili, nulla potevano le nostre gambettine, biciclettine e cerbottane
contro una tonnellata di maleodorante ferraglia.
Il mostro capiva che quello non era un sentiero tracciato per i suoi simili, faceva inversione e tornava a ricongiungersi col branco lontano.
Pericolo scampato, si poteva tornare a giocare.
Mai ci venne in mente che dentro a quei cosi ci fosse un essere umano; come agli indiani delle praterie non veniva in mente che dentro
ai cavalli di ferro, i treni, ci potesse essere gente umana.
Gli occhi e il cuore di un bambino non sbagliano mai, per cui vediamo cosa c'è dietro questo odio.

Le Auto avvelenano l'aria con una grande miscela pestilenziale di: biossido e monossido di carbonio, ossido di azoto,
idrocarburi come benzene metano e butadiene, PM10. I freni emettono amianto, i pneumatici microparticelle cancerogene.
Il trasporto è responsabile per il 20% delle emissioni di GHG (greenhouse gases).
Ce ne sono mezzo miliardo. E continuano a crescere, soprattutto in Cina e India.
In USA ci sono 800 auto per 1000 abitanti, insomma tranne i neonati ce l'hanno tutti. In Europa 500, in Cina e India 10, beati loro,
ma ci stanno correndo dietro...
Una persona su 13 nel pianeta ha una Auto. Quindi, se hai una Auto, fai parte di una sparuta minoranza; e non giudicarmi come
bizzarro perche' io non ce l'ho: il bizzarro sei tu, che per spostarti hai bisogno di una protesi meccanica a 4 ruote.

Crescendo, a 13 anni cominciò una lunga battaglia contro le auto a cavallo della mia Ronzinante bicicletta.
Dovevo dimostrare la superiorità anche solo occasionale della natura sulla tecnologia,
dell'uomo nella sua fisicità, interezza e limitatezza sul becero e insostenibile spreco di risorse naturali.
Come un guerriero Apache in battaglia tocca sulla spalla il suo nemico per umiliarlo, ma non ucciderlo, così mi gettavo a capofitto
in discesa per superare l'odiata Auto e farle mangiare la mia ecologica polvere...
porto ancora in volto e sulle gambe le cicatrici di spettacolari cadute,
gloriose ferite di guerra, quando appena dopo il superamento del mostro si presentava inaspettata una curva.
E ancora oggi, che ho 47 anni, non riesco a guardare negli occhi il guidatore di una macchina, considero non-umano chi si allea col mostro...

In USA, che consuma da sola il 25% dell'energia mondiale, il 30% dell'energia e' usata per il trasporto, il resto per riscaldamento e per usi
militari e industriali. Il 60% di questo 30% è consumato dalle Auto, il resto da trasporto merci e aviazione. Insomma le Auto divorano il 20%
della energia globale, almeno in USA. Il 20% dell'energia usato per portare in giro dei mammiferi di 70 chili.

L'automobile devasta il territorio in un processo di divergenza funzionale, alrimenti detta sindrome da spreco distanzifero...
ben descritto in Geography of Nowhere di J.H. Kunstler, o Ecocities di Richard Register.
La remotizzazione dei servizi dai centri abitati e la suburbazione dei centri residenziali
porta alla creazione di immensi parcheggi attorno ai servizi; i parcheggi portano ad una ulteriore distanza dai centri,
che quindi genera un maggior uso dell'Auto e quindi maggiori parcheggi... un tipico caso di positive loop feedback, una instabilità urbanistica
che genera l'esplosione delle distanze, lo spreco energetico e il rapimento del territorio dalle mani di madre natura.
Le città si espandono come cancri, e cancro è appunto una crescita incontrollata di un organismo che divora risorse,
perde equilibrio funzionale e non si controlla più.

L'Auto ti fa sentire onnipotente. Basta premere un pedale e corri più veloce di un leopardo, anche se sei un panzone senza fiato.
Non devi allenarti duramente per anni, non devi sottoporti a nessun sacrificio, a parte la cerimonia di iniziazione per prendere la patente.
E dal senso di onnipotenza nasce l'arroganza, la negazione dei propri limiti esistenziali imposti da madre natura.

15% of the total oil burned by car to make the vehicle
2500 gallons of oil to MAKE a small car
700 million total cars
1.5 trillions of gasoline to replace the world fleet + energy to build factories
7 gallons of gasoline in 1 tyre

Un litro di benzina contiene circa 8120 KCal. Con un litro ci facciamo 10, 15 Km massimo.
Un ciclista allenato con 8mila calorie ci fa minimo 200 Km.
L'unità di misura dell'efficienza dei mezzi di trasporto e' il mpg, Miles Per Gallon = 235 / (Litri Per 100Km). 1 mile = 1.6 Km; 1 Gallon = 3.7 litri. 1 mpg = 0.42 Km/litro
La classifica di efficienza non lascia dubbi:

bici elettrica: 1512 mpg
bici normale: 653 mpg
treno : 600 mpg
camminare : 235 mpg
automobile con 4 passeggeri : 92 mpg per passeggero
aereo : 67 mpg per passeggero
automobile con 1 passeggero : 36 mpg
elicottero a pieno carico : 20 mpg per passeggero

Insomma, in pochi riescono a far peggio dell'auto. Un grande fallimento tecnologico, oltre che una aberrazione sociale.
All'altro estremo, il politecnico di Zurigo ha messo a punto una macchina a celle di idrogeno in grado di fare 12000 mpg a 30 Km/h.
Curiosamente, il corpo umano non è assolutamente la macchina più efficiente per trasformare energia in spostamento. La natura ha fatto
molto meglio in altre specie, tipo uccelli e pesci. Evidentemente siamo una specie animale relativamente sedentaria.

Il consumo di un auto cresce col quadrato della velocità. Per andare a 90 Km/h teoricamente brucereste il doppio di benzina che a 60 Km/h.
Di fatto però le auto sono criminalmente progettate per avere la massima efficienza ad alte velocità, vanificando in parte il vantaggio di andare piano.
Il tempo è denaro, il denaro è energia, sprechiamo energia per massimizzare la produzione di energia per unità di tempo, sempre più veloce, sempre di più....
Quarant'anni fa al Louvre i visitatori passavano in media 3 volte più tempo davanti a un quadro che il visitatore di oggi; ma forse che ora siamo
3 volte più felici di allora?

Ma bella più di tutte e' l'Isola Non Trovata... apparve, una volta, in Val Vény: una valanga aveva interrotto la strada,
valicai bici in spalla la benigna balena bianca

E' l'immagine di una barca a vela famosissima, la cutty sark, che supera un mercantile a vapore.... un mito.... simbolo delle energie rinnovabili che castigano
la tecnologia dei combustibili fossili...

http://en.wikipedia.org/wiki/Miles_per_gallon
http://mb-soft.com/public3/birdeff.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Fuel_efficiency_in_transportation
http://en.wikipedia.org/wiki/Fuel_economy_in_automobiles